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Nella mostra si è voluto prendere in esame un aspetto che in genere non viene messo in evidenza, ma che invece è dominante nella opera di Dante: la scienza.

Con opere di Pietro Lenzini, Gian Franco Morini detto “Il Moro”, Davide Caprili, Roberto Gianinetti, Carlo Cappelli. Allestimento di Paola Lagorio, Paolo Rava, Lorenzo Galati.

Per Dante l’osservazione del cielo, della realtà è fondamentale e si manifesta nella sua curiosità, nel suo ricercare il perché di ogni manifestazione naturale. Usa spesso la metafora, ma è sempre presente la sua conoscenza geografica, scientifica e fisica del mondo naturale. era un profondo conoscitore dell’astronomia medioevale e un entusiasta contemplatore delle meraviglie del cielo.

Si chiede il perché delle macchie lunari, accenna alla faccia nascosta della luna, parla di arcobaleno, di “stelle cadenti”, di riflessione, di brillanza, di probabilità, di infinito; si cimenta in cosmologia, anatomia, matematica, probabilità, fisica e mitologia.

La Divina Commedia è un cannocchiale – una camera ottica parlante – usato per gettare uno sguardo sull’Universo in un’epoca in cui il cannocchiale non esisteva.

La mostra sarà aperta e visitabile compatibilmente con le normative legate alla gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19.

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