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Se, come è quasi certo, Dante sostò anche a Faenza durante la sua vita errabonda, ebbe lì occasione di visitare la chiesa di Santa Maria Foris Portas, che custodiva la tomba, veneratissima, di San Pier Damiano, morto a Faenza due secoli prima.

San Pier Damiano era stato uno dei protagonisti della cultura e anche della politica nel suo tempo. Nato a Ravenna, studente a Faenza e poi a Parma, eremita per vocazione e poi cardinale per forza, è autore un nutrito numero di opere che spaziano dalla più ardita speculazione religiosa alla furiosa polemica contro il clero corrotto.

Dante incontra San Pier Damiano nella fastosa scenografia del cielo di Saturno, riservato agli spiriti contemplativi. Gli dedica un intero canto del Paradiso, il ventunesimo.

Ora il corpo di San Pier Damiano giace nel Duomo di Faenza. Quando fu celebrato il sesto centenario dantesco, se ne approfittò per affiggere sulla facciata del maggior tempio faentino un’epigrafe con alcuni versi che Dante gli aveva dedicato. Questo settimo centenario è un’occasione per riparlarne, rileggendo il canto che Dante gli dedicò. Canto memorabile, caratterizzato da pirotecnici effetti luminosi, ma anche da improvvise esplosioni di violenza verbale

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